Archivi categoria: Minima&Moralia

Pronto Soccorso Per Speleologi Narrativi — Parte I [M&M]

C’è qualcosa che mi spinge a visitare luoghi, diciamo così, fuori dall’ordinario. Evidentemente. E a scriverne. Era già capitato con il “Centro culturale Ikeda per la pace”, a Corsico; primum movens (c’è da dire, assieme a Franny Glass) del racconto “Io, Me Stesso e i Dieci Regni”. Questa volta, invece, è toccato alla “Federazione di Damanhur” — situata a Vidracco, in Piemonte, scoperta un po’ di tempo fa grazie a un viaggio organizzato. In principio, questo reportage — anche se mi fa strano chiamarlo così — faceva parte di un testo (ancora) più lungo. E più complicato. (Non: complesso. Complicato.) Grazie a delle persone che l’hanno letto, e ai consigli che queste persone mi hanno dato (e che ringrazio infinitamente), l’ho rivisto e adesso potete leggerne (se vi va, ovvio) l’unica parte che, secondo me, andava salvata. Dentro ci troverete: guide turistiche improbabili; una breve storia dell’universo (e dell’Olivetti di Ivrea); un po’ di mitologia egizia (che non guasta mai); l’apparizione silenziosa di un gatto (un ulthariano, mi sa); un gruppo di persone con una strana ossessione per i “circuiti”; un’irruzione delle forze di polizia (e una fuga in elicottero, anche); un improbabile strumento tecnologico per ascoltare la musica delle piante; dei misteriosi alfabeti; un’impressionante opera architettonica; una coppia di innamorati che alla fine dopo tanto girovagare se ne torna, finalmente, a casa.

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LW’NAFH NG YAR, ovvero: tutto quello che avreste sempre voluto sapere su H.P. Lovecraft [M&M]

La Providence Press è una casa editrice indipendente specializzata nella pubblicazione di testi, soprattutto racconti, appartenenti al genere fantastico e “dimenticati”: importanti, ma poco noti al grande pubblico. Ecco quindi i lavori di William Chambers Morrow, o di Barry Pain e Bessie Kyffin-Taylor. Ed ecco le storie di Steve Costigan e Buckner J. Grimes — due dei personaggi meno noti di Robert E. Howard, l’inventore di Conan il barbaro. Omaggiando già nel nome il creatore dei Miti di Cthulhu, la Providence Press ha quindi deciso — e, personalmente, non la ringrazierò mai abbastanza per il coraggio — di colmare un vuoto editoriale italiano secondo me enorme pubblicando la monumentale biografia Io sono providence: la vita e i tempi di H.P. Lovecraft di S. T. Joshi, il più grande esperto mondiale dello scrittore. Suddivisa in tre volumi — ma già la prima edizione inglese, edita dalla Hippocampus Press (2010), ne prevedeva due —, oltre a rappresentare un testo estremamente erudito, nonché immancabile per ogni appassionato, costituisce un’utilissima bussola per orientarsi in uno degli universi narrativi più vasti che siano mai stati creati. E se prima pensavamo di sapere tutto, ma proprio tutto a proposito di HPL, adesso veniamo a sapere, tra le altre cose: che da piccolo è stato un appassionato cinefilo, che assieme a certi suoi amici suonava lo zobo (uno strumento musicale a fiato), e che a segnare la sua carriera di scrittore di narrativa è stato quasi sicuramente l’incontro con W. Paul Cook, figura di primo piano nell’ambiente del giornalismo amatoriale. Dettagli, potrebbe rispondere qualcuno. Dettagli. Già. Ma cosa sarebbero le storie senza i dettagli? Per orientarmi in questo (già) vastissimo primo capitolo, ho fatto due chiacchiere con il fondatore della casa editrice, Gianfranco Calvitti.

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Il Fumettista Più In Gamba Della Terra Tra Quotidianità E Astrazione, Ovvero: Chris Ware


It’s a Bird… It’s a Plane… It’s…
Sembra di annunciare l’arrivo dell’Uomo d’Acciaio: nel corso della sua oramai trentennale carriera si è aggiudicato ben undici Eisner Award, dieci Harvey Award e due National Cartoonist Society. Nel 2001 si è portato a casa il Guardian First Book Award. Mostre individuali sono state allestite presso la Galerie Martel di Parigi e il Museum of Contemporary Art di Chicago e ha partecipato a mostre collettive in città come New York e Oslo. Nel 2002 alcuni suoi lavori sono stati esposti presso la Biennale del Whitney Museum of American Art. Impressionante, vero? Ma di chi sto parlando? Di un autore di fumetti oppure di un artista? Niente Uomo d’Acciaio, è “solo” Franklin Christenson Ware. Chris Ware, cioè. Il 24 settembre la Pantheon Books ha dato alle stampe Rusty Brown, il nuovo progetto cui C.W. ha lavorato negli ultimi tre lustri della sua vita. Sette anni dopo la pubblicazione di Building Stories e ben diciotto dall’uscita di Jimmy Corrigan, il ragazzo più in gamba sulla terra, il fumetto che gli ha assicurato un successo più o meno mainstream. Di fronte a quale ineguagliabile meraviglia ci troviamo davanti questa volta?

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Dalla Parte Di Marcel [M&M]

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Martedì sette maggio 2019 ho pubblicato questo lungo articolo su Minima&Moralia. Eccone l’inizio. Ringrazio la redazione per averlo ospitato e per avergli fatto incontrare i suoi lettori.

Quand’ero piccolo, tra i tanti libri che mi hanno influenzato ce n’è stato uno, intitolato I Grandi personaggi — Le biografie dei “giganti” della storia, della scienza e dell’arte illustrate a fumetti, che è stato il libro che, probabilmente, mi ha influenzato più di ogni altro. E nessuna, tra le innumerevoli, diversissime vite dei molteplici “giganti” inventariate, mi ha suggerito un’immagine mitica, primaria e sostanziale dello scrittore quanto quella di Marcel Proust. Il volume — rilegato, con sovracoperta, pubblicato dall’Istituto geografico De Agostini nel 1982 — presenta i testi di Donatella Giacotti Piccioli e Giuseppe Pederiali assieme ai disegni di Daniele Fagarazzi e Giuseppe Montanari. Più che di disegni, comunque, si tratta di fumetti. Nella breve introduzione, “i grandi personaggi” vengono descritti come: “figure ‘emergenti’, persone che, per i loro meriti particolari o a volte anche solo perché si sono trovate nel posto giusto al momento giusto, riescono a raccogliere le idee e le proposte che stanno fermentando e a dar loro un aspetto compiuto, originale”. Di ogni personaggio se ne può leggere la biografia, formata dai: “[…] momenti salienti della vita […]”, sapendo che: “[…] uno di questi, il più significativo, il più interessante, o quello che meglio caratterizza l’opera e le idee del ‘protagonista’, è illustrato con un fumetto.” L’indice è costituito dai centosedici grandi personaggi. Si comincia con Alessandro Magno, “il grande conquistatore”, re di Macedonia, vissuto trecento anni prima di Cristo e morto a soli trentatré anni, e si finisce con Richard Wagner, “La grande musica del romanticismo tedesco”, celebre compositore e ideatore della Gesamtkunstwerk, l’Opera-Totale, sintesi delle arti poetiche visuali musicali e drammatiche. Nel mezzo: Archimede, “Il genio matematico”, Confucio, “Una morale tutta cinese”, Lenin, “La rivoluzione del 1917”, Magellano, “La scoperta del Pacifico”, Pericle, “Il periodo d’oro di Atene”, il Saladino, “Un guerriero generoso”, Voltaire, “Un grande pensatore illuminista”. Nessuno di questi grandi personaggi — fatta eccezione di Maria Skłodowska, la quale, nel 1985, sposa Pierre Curie — è una donna. Tra i centosedici si possono contare: sette filosofi (Aristotele, Cartesio, Hegel, Kant, Marx, Nietzsche, Platone), cinque leader religiosi (Buddha, Confucio, Cristo, Gandhi, Maometto), sette inventori (Ampère, Archimede, Edison, Galilei, Gutemberg, Marconi, Volta), cinque esploratori (Amudsen, Colombo, Vasco da Gama, Magellano, Marco Polo), tre registi (Chaplin, Eisenstein, Lumiere). Gli scrittori sono: Boccaccio, Brecht, Cervantes, Dante, Dostoevskij, Goethe, Hemingway, Joyce, Kafka, Leopardi, Mann, Manzoni, Petrarca, Pirandello, Poe, Rabelais, Shakespeare, Stendhal, Tolstoj. Marcel Proust, il ventesimo, è: “Il romanziere della memoria”.

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Io, Me Stesso e i Dieci Regni [M&M]

BLOG_08

Dovrei occuparmi, e preoccuparmi, di questo mio blog, molto, molto più spesso. Anche perché una certa cosa, una certa cosa mia, strana, personalissima, l’ho scritta, ultimamente; ed è uscita, anche; addirittura su una rivista prestigiosa come Minima&Moralia; corredata, come se non bastasse, da uno dei disegni che ogni tanto realizzo per illustrare le pagine delle mie tante, sicuramente troppe, agende Moleskine. Fa parte del romanzo al quale sto lavorando, sapete?

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Per venire subito al peggio, quello che sto per presentarvi non è un racconto vero e proprio, ma solo una specie di pellicola familiare, e tutti quelli che hanno visto il materiale da montare mi hanno sconsigliato caldamente di pensare a far progetti di distribuzione.
Zooey, J.D. Salinger

Dove va a finire un’emozione potente quando è sostituita da un’altra altrettanto potente?
Nichiren Daishonin

1.

Torino. Novembre 2016. Le dieci e trenta circa d’un sabato mattina. Sono calmo. Rilassato. In realtà sono abbastanza calmo, abbastanza rilassato. Ho appena finito di farmi la doccia. Indosso un enorme accappatoio di spugna bianco che mi fa assomigliare a un mansueto orso polare. Ma tengo i capelli ancora bagnati. Al solito: ho iniziato una cosa e non l’ho ancora finita. Ma sto per finirla. Giuro. A voler essere più precisi, comunque, tengo il tallone appoggiato al bordo della sedia; tutto concentrato nell’atto di tagliarmi le unghie dei piedi. Nove le ho già sistemate. All’appello, adesso, mi manca soltanto l’alluce destro. La lama arcuata del taglierino è a un paio di millimetri dall’ultima, irregolare, eccessiva estremità semitrasparente. Ce l’ho quasi fatta. Quindi: sto per finire. Poi però, improvvisamente, mia moglie — che si trova dall’altro lato della stanza; concentrata, pure lei, a controllare sul computer il contenuto di certe slide per un corso che deve tenere a Milano questo fine settimana — mi chiede se domenica pomeriggio, domani cioè, ho voglia di andare a visitare un [qui: suono incomprensibile]. «Hai detto, scusa?» domando, e sollevo la testa. «Domenica pomeriggio.» «No, sì. Quello ok. È prima che non ho capito.» «Ti ho chiesto se ti va di andare a visitare un tempio.» «Che tempio?» «A Milano.» «Tu vuoi andare fino a Milano a visitare un tempio?» «No io: i Palladini.» «…» «Ma solo se con noi vieni anche tu. Bisogna allungare un po’ la strada. Che ne pensi?» Già. Che ne penso? Penso che serva fare un passo indietro. Presentarmi, magari. Mi chiamo Michele Della Ragione. Sono nato a Napoli nel 1981, e di quello che è successo nella mia vita, da quando di anni ne avevo ventiquattro, a quando, improvvisamente, di anni ne ho avuti trenta, non ricordo praticamente nulla. Diciamo che mi sono ammalato di depressione. Ecco, sì: diciamo così. Adesso come adesso, non mi pare importante spiegare perché di questi sei anni io non mi ricordi praticamente nulla. So solo che avevo una famiglia. E questa famiglia, per fortuna, c’è ancora. So che avevo una passione. Per la scrittura. E questa passione — per fortuna o per sfortuna, di fatto: non sta più a me dirlo — c’è ancora. So che avevo una relazione. E questa relazione, oramai, non c’è più. Ricordo che da Napoli — dopo essere andato a lavorare per un odontotecnico del Vomero che a un certo punto decise di candidarsi come consigliere comunale nelle liste di Forza Italia — ho fatto di tutto per andarmene. E infatti me ne sono andato.

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