Archivi categoria: HPL – osservatorio

LOVE + CRAFT // video #01

“Se dico che Albert Vetch è stato il primo vero scrittore che abbia conosciuto, non è perché fosse riuscito, per un po’ di tempo, a vendere ai giornali quello che scriveva, ma perché, per primo, aveva avuto il male della mezzanotte, la sedia a dondolo, la bottiglia di bourbon accanto e l’occhio fisso, lucido d’insonnia, anche durante il giorno. È stato in ogni caso, a ripensarci, il primo scrittore, vero o presunto, che io abbia incontrato sul mio cammino, in una vita che, nel suo insieme, ha avuto forse un eccesso di esponenti di quella agra e mutevole razza. Ed è una sorta di modello che ancora oggi, da scrittore, porto con me. Spero di non essermelo inventato.”

Un po’ di tempo fa sono stato invitato a partecipare a un progetto: DECAMERETTE. Che cos’è? Riporto dalla pagina Instagram: “Streaming con amore da giovedì a domenica, per tutta la quarantena. Ogni mezz’ora con protagonisti diversi. Non-stop dalle 17 alle 22.” Ammetto di avere accettato, e con entusiasmo, soltanto al termine di lunghi ripensamenti, dovuti non tanto a questioni di riservatezza, o, peggio, di timidezza cronica, quanto di paura. Letteralmente di paura. Quella paura assordante e appuntita che mi assalta tutte le volte che per una ragione o per l’altra mi tocca di aprire la bocca per esprimere quello che penso. Con mezz’ora a disposizione, poi, cosa avrei mai potuto dire? Mi è venuto subito in mente, per fortuna, LOVE + CRAFT, il nostro osservatorio lovecraftiano. Ho deciso quindi di raccontare il mio primo incontro con il «solitario di Providence», avvenuto, pensate un po’, in una cameretta quando ancora non avevo dieci anni. Il resto lo trovate nel video. Qui di seguito, invece, trovate l’elenco dei testi che ho citato, assieme a una serie di link nel caso in cui — sinceramente, me lo auguro — sentiste il bisogno di procurarveli e di leggerli. Per finire, non escludo che all’interno della ricchissima programmazione di DECAMERETTE, LOVE + CRAFT possa diventare un appuntamento ricorrente. I tempi che stiamo vivendo — purtroppo: lo scopriamo ogni giorno sempre di più — sono incerti. Come mai prima, però, sento il bisogno di contrastare la dispersione del sapere — di ogni tipo di sapere — perché: “Il sentimento più antico e più radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell’Ignoto”.

Il brano d’apertura è tratto da Wonder boys di Michael Chabon, Rizzoli.
Poi abbiamo:

(01)
Dylan Dog presenta: Almanacco della paura 1991, Sergio Bonelli Editore
(02)

Lovecraft, Tutti i romanzi e i racconti, Mondadori
(03)

Io sono Providence di ST Joshi, Providence Press
(04)
L’età adulta è l’inferno. Lettere di un orribile romantico, L’orma editore
(05)

On writing. Autobiografia di un mestiere di Stephen King, Sperling & Kupfer
(06)

I demoni e la pasta sfoglia di Michele Mari, il Saggiatore
(07)

The weird and the eerie di Mark Fisher
, Minimum fax
(08)

Leggere la terra e il cielo di Francesco Guglieri, Editori Laterza

Concludo leggendo:

O cameretta, che già fosti un porto
al corso di mia chiusa giovinezza,
intima pace e solida fortezza,
rifugio di penombra e mio conforto,

or dopo immensi giorni il sole è sorto
che perdere mi fa la tua certezza,
e vincere non so la mia tristezza
poi che m’accorgo che quel tempo è morto.

O cameretta, dolce mia prigione
che mi avvolgesti morbida e sicura
come la buona terra avvolge il seme,

altro orizzonte ho adesso, altra visione,
ma finché il tempo e la memoria dura,
noi nel mio spirto rimarremo assieme.

Un sonetto contenuto nella raccolta Dalla cripta di Michele Mari, Einaudi.

LOVE + CRAFT // lettere #01

HPL e Donald Wandrei (La foto è stata scattata sulle scale dell’abitazione di Frank Belknap Long — una tipica brownstone nel distretto di Brooklyn.)

Estratto di una lettera indirizzata a Donal Wandrei (*), il 21 aprile 1927

«La mia è una così perfetta e compiuta vita di sogno che induce quasi a un’inazione orientale, in cui la visione si sostituisce all’agire. Viene la primavera e mi decido a uscire per immergere la mia anima nei campi di giacinti, nelle foreste vigili e lontane, incredibili città. Mi decido, evoco tutto ciò nella mia fantasia, ed ecco! Lo vedo e lo provo! Quindi, le mie non sono soltanto escursioni corporee. È un po’ come con lo scrivere, anche se questo abbandonarmi ai sogni insustanziali non mi assorbe a tal punto da farmi dimenticare le attività comuni. So bene che i miei viaggi fantastici e i miei racconti non mi condurranno mai nell’inesistente città dei ricordi pre-cosmici, ma sono lieto anche di tale consapevolezza, in quanto mi assicura un’eternità di visioni mai offuscate, e una queste incessante e mai conclusa per tutti gli anni della mia attività cosciente. Come nel suo caso, i cieli esercitano uno straordinario fascino su di me; né il tessuto dei miei sogni fantastici sulle loro profondità insondate e i soli e i mondi è in alcun modo sminuito dai rigorosi dati astronomici che esige il lato scientifico del mio carattere. Invero, non c’è nulla nella franca realtà del cielo che non amplifichi anziché diminuire il mio senso di sbigottimento di fronte alla sua inattingibile e indescrivibile immensità…»

Cordialmente e sinceramente Suo
H.P. Lovecraft

***

(*)

Donald Wandrei (Saint Paul, 20 aprile 1908 – Saint Paul, 15 ottobre 1987) è stato uno scrittore statunitense, noto per i suoi romanzi di fantascienza e fantasy di ispirazione lovecraftiana, e fratello maggiore dell’altro autore di fantascienza Howard Wandrei.

[Lettera tratta da “HP Lovecraft – L’Orrore della Realtà. La visione del mondo del rinnovatore della narrativa fantastica. Lettere 1915-1937”, a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco. La traduzione è di Massimo Berruti. Edizioni Mediterranee, 2007. ]

LOVE + CRAFT

Il 15 marzo del 1937, dopo essere stato ricoverato al Rhode Island Hospital per un cancro all’intestino, Howard Phillips Lovecraft muore. Sono trascorsi ottantatré anni dal giorno in cui il cuore di uno degli scrittori più visionari che la storia della letteratura possa ricordare ha cessato di battere. Ma come hanno sempre assicurato i versi del poeta pazzo Abdul Alhazred: «That is not dead which can eternal lie / And with strange aeons even death may die», HPL è, oggi più che mai, presente. Presente nel tempo e nello spazio che stiamo vivendo. Oggi. Spaventosamente. Cercare di tenere conto dei numerosissimi riferimenti a storie, personaggi e atmosfere di stampo lovecraftiano declinati (certo: in maniera più o meno virtuosa) nella letteratura, nel cinema, nelle serie tv, nei fumetti, nei giochi da tavolo e nei videogiochi, è impresa arditissima. Ma non è questo il punto del mio intervento. Si tratta di interrogare le ragioni che hanno fatto sì che le storie scritte da questo erudito, nostalgico, aristocratico, razzista, composito gentleman del New England finissero per lasciare un segno così indelebile nel nostro immaginario occidentale. A partire dal 1939, quando gli scrittori August Derleth e Donald Wandrei, fondatori della casa editrice Arkham House, pubblicarono la prima antologia di racconti di HPL destinata alle librerie, The Outsider and Others (1939), non c’è stato decennio che in un modo o nell’altro non sia stato toccato dalle sue incredibili invenzioni letterarie.
Riporto qualche esempio.

Anni 40

Nel 1943 la casa editrice Random House dà alle stampe Great Tales of Terror and the Supernatural. Assieme ad autori considerati canonici per quanto riguarda il genere fantastico, come Poe, Bierce, James, Maupassant, e altri più mainstream, tipo Hemingway (The Killers) e Faulkner (A rose for Emily), le mille e passa pagine del volume si chiudono con ben due racconti di HPL: The Rats in the Walls (1923) e The Dunwich Horror (1928). Nel novembre del 1945, il critico Edmund Wilson pubblica, sulle pagine del prestigioso New Yorker, un saggio a proposito di HPL: Tales of the Marvellous and the Ridiculous. Refrattario all’utilizzo di mezzi toni, Wilson scrive: “Lovecraft was not a good writer”, criticandone la prolissità, l’abuso di aggettivi come “terrible”, “horrible”, “hellish” e l’assoluta mancanza di verosimiglianza nelle storie appartenenti al Ciclo di Cthulhu. [Neanch’io considero HPL uno scrittore esente da difetti. Chi lo è, in fondo? Shakespeare? Dante? C’è da aggiungere tuttavia che Wilson, alla maniera di un altro importante critico quale Harold Bloom, ha sempre mostrato una assai scarsa considerazione nei confronti della narrativa popolare. I gialli di Agatha Christie erano talmente insipidi, sosteneva, da fargli provare nei confronti delle vittime insofferenza, anziché apprensione. Le storie di Conan Doyle, e in particolare quelle con Sherlock Holmes, generavano nel suo cervello lo stesso effetto di un potente sonnifero. I tantissimi fan di J.R.R. Tolkien erano attratti da quelle orde di stregoni, elfi e orchetti perché attirati da quella che Wilson chiamava “juvenile trash”.]
Qui trovate American Fantastic Tales, stupefacente cofanetto contenente due volumi antologici; il primo è: Terror and the Uncanny from Poe to the Pulps, il secondo: Terror and the Uncanny from the 1940s to Now. Perché segnalo questo cofanetto? Perché fa parte della Library of America, il corrispettivo USA de La Pléiade francese. Collana voluta fortemente pensate un po’ da quale critico? Esatto: Edmund Wilson. Presente a sua volta con due volumi di scritti critici. Assieme a HPL.

Anni 50

Gli anni 50 si aprono con la prima tesi di laurea su HPL discussa alla Brown University di New York. Proseguono con le innumerevoli storie pubblicate sulle pagine di pulp magazine come Weird Tales e Astounding Stories da autori contemporanei a HPL e influenzati dalle sue atmosfere. Frank Belknap Long, che vincerà un Bram Stoker Award alla carriera nel 1987, mette da parte la scrittura e inizia a gestire la curatela di ben cinque riviste di narrativa fantastica. Prima di dedicarsi completamente all’arte scultorea, Clark Ashton Smith porta a termine la stesura di alcuni racconti — usciranno postumi in Other Dimensions (1970) — sfuggiti agli universi di Zothique, Hyperborea, Xiccarph e Poseidonis. August Derleth, amico di HPL (e, ricordiamolo, fondatore assieme a Donald Wandrei della Harkam House), pubblica una manciata di storie su Weird Tales con la dicitura: “by H. P. Lovecraft and August Derleth”. Si tratta, in realtà, di opere scritte interamente da Derleth, ma basate su spunti e annotazioni avanzate da HPL all’interno del loro ampio carteggio.
Qui e qui trovate delle raccolte di copertine di pulp magazine. E qui un’altra raccolta, questa volta su Pinterest.

Anni 60

The Haunted Palace (1963) è il 40esimo film (di 57 totali) di Roger Corman. Celebre per una serie di pellicole tratte dalle opere di Edgar Allan Poe e per la rapidità con la quale portava a compimento i suoi lavori (pare che La piccola bottega degli orrori, con un giovanissimo Jack Nicholson, l’abbia realizzato in tre giorni), Corman ebbe il merito tra le altre cose di far emergere talenti del calibro di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola. Proprio quest’ultimo partecipò in qualità di sceneggiatore (non accreditato) a The Haunted Palace, storia ispirata a The Case of Charles Dexter Ward (1927). Ulteriori trasposizioni cinematografiche di opere di HPL saranno: The Dunwich Horror (1970) e Die, Monster, Die! (1965), entrambi di Daniel Haller, e ispirati rispettivamente ai racconti The Dunwich Horror (1928) e The Color Out of Space (1927); Re-Animator (1985) di Stuart Gordon (ispirato al racconto Herbert West–Reanimator, 1922); Cthulhu (2007) di Daniel Gildark (ispirato a The Shadow over Innsmouth, 1931).
Qui potete trovare il trailer di The Haunted Place. Invece qui potete ammirare Vincent Price che introduce il film.

Anni 70

L’Elizabeth Arkham Asylum for the Criminally Insane, più noto come Arkham Asylum, il manicomio criminale di Gotham City, compare per la prima volta sul numero 258 di Batman. È l’ottobre del 1974. La scelta del nome “Arkham”, ovviamente, è un omaggio alla città immaginata da HPL. Nel 1975 viene pubblicata per Doubleday la prima biografia di HPL, scritta da L. Sprague de Camp. Nello stesso anno si tiene a Providence la prima edizione della World Fantasy Convention. Lo scrittore e vignettista Gahan Wilson viene incaricato di disegnare un busto di HPL da assegnare a mo’ di riconoscimento agli autori che nei vari anni si sono distinti maggiormente in ambiti artistici.
Qui il sito della World Fantasy Convention. Qui la storia del perché il riconoscimento a forma di busto di HPL è stato accantonato.

Anni 80

Nel 1981 la Chaosium Inc., casa editrice specializzata in role-playing game, pubblica Call of Cthulhu. Una delle caratteristiche del gioco, ideato da Sandy Petersen (grande appassionato di HPL), consiste nell’Onion Skin: invece di limitarsi ad avanzare in una serie di gallerie cercando di sconfiggere nemici (tutto sommato, come in una partita di Dungeons & Dragons), i personaggi di Call of Cthulhu sono chiamati a sventare i piani di una vasta cospirazione determinata a porre fine alla storia dell’umanità tramite la raccolta di indizi sempre più complessi. L’impressione di stare vivendo un’avventura partorita dalla fantasia di HPL è assicurata dal fatto che nessuno dei partecipanti potrà restare in vita o sano di mente fino alla fine del gioco. L’unica soluzione? Fuggire dalla realtà.
Qui trovate il sito della Chaosium Inc. Qui un unboxing dello starter set di Call of Cthulhu.

Anni 90

Alone in the Dark (1992), creato dall’autore di videogiochi francese Frédérick Raynal, è il titolo che avvia il genere del “survival horror”. (Altri titoli importanti che usciranno da qui a poco saranno: Resident Evil, Silent Hill e The Last of Us.) Durante la vicenda, ambientata nel 1924 in Louisiana, la coppia di protagonisti formata da Edward Carnby e Emily Hartwood indaga sulla morte di Jeremy Hartwood, morto impiccato nella sua lugubre magione: Villa Derceto. La presenza di HPL (citato esplicitamente nei ringraziamenti finali) si palesa in mezzo agli scaffali della biblioteca con ben due pseudobiblion: il Necronomicon di Abdul Alhazred e il De Vermis Mysteriis di Ludwig Prinn.
Qui potete scaricare Alone in the Dark. (Occhio perché è disponibile soltanto per Windows.)

Anni ’00

Il segno di HPL si manifesta per la prima volta nel settembre del 2003, quando Alan Moore, il più importante scrittore di fumetti contemporaneo, pubblica, per conto della casa editrice indipendente Avatar Press, Alan Moore’s Yuggoth Cultures and Other Growths, una miniserie in tre parti ispirata a Fungi from Yuggoth (1930), una raccolta di 36 sonetti scritta da HPL. Qualche anno prima Moore, assieme a scrittori come J. G. Ballard e William S. Burroughs, aveva partecipato a un’antologia, The Starry Wisdom (1994), con il racconto The Courtyard. Successivamente The Courtyard, sceneggiato da Antony Johnston e disegnato da Jacen Burrows, diventa il fumetto alla base del primo, maturo tentativo da parte di Moore di fare i conti con l’eredità letteraria di HPL: Neonomicon (2011). L’allucinata vicenda in quattro numeri narra l’avventura dell’agente dell’FBI Merril Brears che a Salem, nel Massachusetts, nei sotterranei di una boutique, viene stuprata da un Abitatore del Profondo. Potrà così dare alla luce “colui che attende sognando nella sua dimora di R’lyeh”: Cthulhu. Primo squarcio del futuro post-apocalittico di un passato che Moore racconta nella sua ultima magistrale impresa narrativa: Providence (2017).
Qui trovate l’edizione italiana di Alan Moore’s Yuggoth Cultures and Other Growths. A questo link su eBay potete acquistare l’edizione italiana di The Starry Wisdom, pubblicata da Einaudi.

Anni ’10

Nell’11esimo episodio della 14esima stagione di South Park, irriverente serie a cartoni animati creata da Matt Stone e Trey Parker, il quartetto di bimbi formato da Cartman, Stan, Kyle e Kenny si ritrova a fronteggiare nientemeno che l’arrivo di Cthulhu. Il Grande Antico, senza ombra di dubbio la più celebre tra le creature fantastiche partorite dalla mente di HPL, irrompe nella nostra dimensione per via di una società, la BP Oil, operante nel settore energetico. La puntata, dal titolo Coon 2: Hindsight, fa riferimento al disastro della Deepwater Horizon. Nell’aprile del 2010 una piattaforma petrolifera al largo del Golfo del Messico si rovescia in mare a causa di un incendio. Le valvole di sicurezza sottomarine esplodono e 868 milioni di litri di petrolio grezzo fuoriescono depositandosi sui fondali dell’oceano Atlantico.
Qui potete vedere l’intero episodio. Qui la pagina Wikipedia dedicata al Deepwater Horizon oil spill.

Anni ’20

Gli anni 2020 sono iniziati da poco più di sessanta giorni. E nel più tragico dei modi. Il 3 gennaio un attacco aereo da parte degli Stati Uniti d’America all’aeroporto di Baghdad ha portato all’uccisione (assieme ad altre otto persone) di Qasem Soleimani, maggior generale iraniano, e di Abu Mahdi al-Muhandis, guida delle forze di mobilitazione popolare irachene. Non appena il 45esimo Presidente degli USA, Donald Trump, ha pubblicato sul proprio account Twitter un’immagine della Stars and Stripes per rivendicare il raid, su internet è partito l’hashtag: #WorldWarIII. Il 9 gennaio, nella città di Wuhan, capoluogo della provincia cinese dell’Hubei, viene certificato il primo decesso per coronavirus SARS-CoV-2. I sintomi sono quelli di una banale influenza: raffreddore, tosse secca, affaticamento, febbre. Nei casi più gravi, tuttavia, degenerano in polmonite. Il 23 gennaio la città di Wuhan (con una densità di popolazione pari a 757,48 ab./km2) viene messa in quarantena. L’11 marzo l’OMS dichiara lo stato di pandemia. Mentre scrivo, l’Italia, dopo la Cina, è la nazione al mondo con più casi di SARS-CoV-2. Il 23 febbraio scorso, con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, 11 comuni della provincia di Lodi e 1 comune della provincia di Padova vengono isolati. Tra il 7 e l’8 marzo il presidente del Consiglio emana un ulteriore decreto che allarga le misure restrittive all’intera Lombardia e ad altre 14 provincie del Centro-Nord. Il contagio non si arresta. Il 10 marzo il titolo sulla prima pagina del quotidiano La Repubblica recita: “Tutti in casa”. Scuole, università e musei sono chiusi. Festività, concerti, eventi sportivi, messe cattoliche e altri tipi di riunioni religiose sono stati annullati. L’intero Paese è una Zona Rossa. Ha senso, adesso, parlare di HPL? Segnalare le novità, come abbiamo fatto all’inizio, per quanto riguarda la letteratura, il cinema, i fumetti, i giochi da tavolo, le serie tv e i videogiochi che evidentemente ancora trovano un punto di contatto con il suo universo fantastico, ha senso? Da un lato sarebbe utile per tenere le fila di questa perenne infatuazione (ché dopo il 2020 toccherà al 2030, al 2040, al 2050…), dall’altro servirebbe ad approfondire e a far conoscere l’opera di HPL — assai più complessa di quanto si continui a credere, purtroppo. Ma ripeto: ha senso parlare di HPL? Per ridurre l’impatto sociale ed economico del SARS-CoV-2, il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ha pensato di raggruppare una serie di realtà che hanno deciso di mettere a disposizione alcuni servizi a titolo gratuito. La lista in continuo aggiornamento e ampliamento la si può trovare qui. Ho pensato allora che coloro i quali, come me, amano HPL perché amano sprofondare dentro i suoi abissi (terrestri e marini); amano passeggiare, come ha scritto HPL in un breve testo autobiografico, Some Notes on a Nonentity: “in mezzo ai campi ondulati, ai muri di pietra, agli olmi giganti, alle fattorie squadrate e ai boschi fitti del New England rurale”; amano sfogliare le pagine di antichi testi di necromanzia blasfema assistendo all’invocazione di Grandi Antichi tramite il sussurro in aklo di formule proibite; queste persone, insomma, troveranno qui in queste righe una sorta di osservatorio delle inarrestabili proliferazioni dei Miti di Cthulhu. Perché credo sia una cosa che possa farmi stare bene. Perché voglio tenere impegnato il cervello, pensare di stare facendo qualcosa di utile per qualcun altro e affrontare l’inedito sentimento di paura che sto provando in questi giorni contrastando (sulle base delle mie limitate capacità fisiche e mentali, ovvio) la dispersione del sapere. “Il sentimento più antico e più radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell’Ignoto,” ha scritto HPL, nel saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura (1927). Queste parole sono più che mai attuali.

THE WEIRD AND THE EERIE
di Mark Fisher

Scrittore, filosofo, sociologo, blogger e critico musicale, Mark Fisher si è imposto all’attenzione del pubblico grazie a Capitalist Realism: Is There No Alternative?, un breve saggio che analizza gli effetti devastanti del pensiero economico neoliberista sulle esistenze degli esseri umani. In The Weird and the Eerie (2017), Fisher affonda le mani in una pastoia di contenuti precedentemente analizzati sul proprio blog personale, k-blog, provenienti dal cinema, dalla letteratura e dalla musica (suo amico è stato il critico musicale Simon Reynolds) e ragiona su due categorie fondamentali per la comprensione del mondo contemporaneo: il weird e l’eerie, appunto. Partendo proprio da HPL. Come riassume ottimamente Gianluca Didino nella postfazione dell’edizione italiana (minimum fax, 2018), per weird si intende “la compresenza di due entità che non appartengono alla stessa dimensione” — mentre per eerie si deve intendere “un’alterazione dell’agentività (la condizione per cui «c’è qualcosa [che agisce] dove non dovrebbe esserci niente» o «non c’è niente dove dovrebbe esserci qualcosa»).” Scrive Fisher: “Le storie di Lovecraft si concentrano in maniera ossessiva su ciò che sta al di là: un esterno che irrompe per mezzo d’incontri con entità anomale provenienti dal remoto passato, stati alterati di coscienza, bizzarri contorcimenti nella struttura del tempo. L’incontro con l’esterno si conclude spesso con il crollo e la psicosi”.

THE CITY WE BECAME
di Nora K. Jemisin

N.K. Jemisin è una scrittrice statunitense. Circa un anno fa la Mondadori ha pubblicato il suo La quinta stagione, primo libro di una trilogia fantasy (conclusa tra il 2015 e il 2017; ciascuno dei volumi si è aggiudicato l’Hugo Award per il miglior romanzo) intitolata La Terra Spezzata. Tra qualche settimana, il 26 marzo, N.K. Jemisin pubblicherà il suo nono lavoro di fiction, The City We Became (Orbit, 2020). La storia si apre con una scena che sembra presa in prestito da una sessione di gioco di Call of Cthulhu: una gigantesca creatura giunta sulla terra attraverso un varco multi-dimensione emerge dalle acque dell’East River e abbatte un gigantesco tentacolo bioluminescente contro il Williamsburg Bridge di New York. Intervistata dal New Yorker, N.K. Jemisin ha ammesso di aver reso il suo omaggio al genio di HPL. Sollecitata dall’intervistatore, ha risposto in merito alla questione del World Fantasy Award. Ovvero? Nell’agosto del 2014 lo scrittore Daniel José Older iniziò una petizione su Change.org per far sì che il busto di Lovecraft, assegnato dal World Fantasy Award a mo’ di riconoscimento, venisse sostituito da quello di Octavia Butler, scrittrice di fantascienza afro-americana. Jemisin ha risposto: “C’è un confine tra il rispetto per l’opera e onorare l’artista. È possibile provare rispetto per il lavoro, ma non per questo occorre collocare sopra a un piedistallo l’artista.”

LEGGERE LA TERRA E IL CIELO
di Francesco GuglieriDopo il sublime dinamico e matematico, raccontati da Immanuel Kant nella Critica del giudizio (1790), ecco spuntare il “nuovo sublime”. Grazie alla scoperta — anzi: alla riscoperta — del senso del meraviglioso scientifico tramite il rinvenimento su una bancarella di libri usati di un saggio di Kip Thorne, Buchi neri e salti temporali. L’eredità di Einstein, Francesco Guglieri, editor e saggista, ci spiega che: “Là dove c’era una stanza vuota attraversata da un raggio di sole che filtra dalla finestra, adesso vediamo la luce, la sappiamo composta di microscopici corpuscoli — i fotoni — che si possono comportare sia come onde che come particelle.” Ecco il “nuovo sublime”, quindi: un’inedita emozione nata grazie a tutte le invenzioni scientifiche che sono state capaci di rendere visibile l’invisibile. E trova spazio pure HPL, in tutto questo? Assolutamente sì. Rendendo omaggio a Stephen Jay Gould, celebre biologo e storico della scienza, autore di La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia, Guglieri non può fare a meno di notare che la descrizione dei resti degli organismi ritrovati nel Parco nazionale Yoho, in Canada, richiami alla sua mente alcuni passaggi delle storie più cupe e angosciose del Ciclo di Cthulhu: “spine e artigli, viscidi tentacoli che terminano in fessure dentate, antenne che si agitano folli e minacciose alla ricerca di una vita da ghermire e trascinare con sé nelle tenebre, gli scatti di chele che si chiudono sollevano al cielo una musica ineluttabile come la maledizione lanciata da un Dio sconosciuto e maligno.” Un preziosissimo elenco, un canone agile e diversificato dei più importanti testi di divulgazione scientifica, da Stephen Hawking a Douglas R. Hofstadter, da Yuval Noah Harari a David Quammen, senza dimenticare Alexander von Humboldt. Un modo per sostituire il sublime, pur nuovo, alla paura.