LOVE + CRAFT // video #01

“Se dico che Albert Vetch è stato il primo vero scrittore che abbia conosciuto, non è perché fosse riuscito, per un po’ di tempo, a vendere ai giornali quello che scriveva, ma perché, per primo, aveva avuto il male della mezzanotte, la sedia a dondolo, la bottiglia di bourbon accanto e l’occhio fisso, lucido d’insonnia, anche durante il giorno. È stato in ogni caso, a ripensarci, il primo scrittore, vero o presunto, che io abbia incontrato sul mio cammino, in una vita che, nel suo insieme, ha avuto forse un eccesso di esponenti di quella agra e mutevole razza. Ed è una sorta di modello che ancora oggi, da scrittore, porto con me. Spero di non essermelo inventato.”

Un po’ di tempo fa sono stato invitato a partecipare a un progetto: DECAMERETTE. Che cos’è? Riporto dalla pagina Instagram: “Streaming con amore da giovedì a domenica, per tutta la quarantena. Ogni mezz’ora con protagonisti diversi. Non-stop dalle 17 alle 22.” Ammetto di avere accettato, e con entusiasmo, soltanto al termine di lunghi ripensamenti, dovuti non tanto a questioni di riservatezza, o, peggio, di timidezza cronica, quanto di paura. Letteralmente di paura. Quella paura assordante e appuntita che mi assalta tutte le volte che per una ragione o per l’altra mi tocca di aprire la bocca per esprimere quello che penso. Con mezz’ora a disposizione, poi, cosa avrei mai potuto dire? Mi è venuto subito in mente, per fortuna, LOVE + CRAFT, il nostro osservatorio lovecraftiano. Ho deciso quindi di raccontare il mio primo incontro con il «solitario di Providence», avvenuto, pensate un po’, in una cameretta quando ancora non avevo dieci anni. Il resto lo trovate nel video. Qui di seguito, invece, trovate l’elenco dei testi che ho citato, assieme a una serie di link nel caso in cui — sinceramente, me lo auguro — sentiste il bisogno di procurarveli e di leggerli. Per finire, non escludo che all’interno della ricchissima programmazione di DECAMERETTE, LOVE + CRAFT possa diventare un appuntamento ricorrente. I tempi che stiamo vivendo — purtroppo: lo scopriamo ogni giorno sempre di più — sono incerti. Come mai prima, però, sento il bisogno di contrastare la dispersione del sapere — di ogni tipo di sapere — perché: “Il sentimento più antico e più radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell’Ignoto”.

Il brano d’apertura è tratto da Wonder boys di Michael Chabon, Rizzoli.
Poi abbiamo:

(01)
Dylan Dog presenta: Almanacco della paura 1991, Sergio Bonelli Editore
(02)

Lovecraft, Tutti i romanzi e i racconti, Mondadori
(03)

Io sono Providence di ST Joshi, Providence Press
(04)
L’età adulta è l’inferno. Lettere di un orribile romantico, L’orma editore
(05)

On writing. Autobiografia di un mestiere di Stephen King, Sperling & Kupfer
(06)

I demoni e la pasta sfoglia di Michele Mari, il Saggiatore
(07)

The weird and the eerie di Mark Fisher
, Minimum fax
(08)

Leggere la terra e il cielo di Francesco Guglieri, Editori Laterza

Concludo leggendo:

O cameretta, che già fosti un porto
al corso di mia chiusa giovinezza,
intima pace e solida fortezza,
rifugio di penombra e mio conforto,

or dopo immensi giorni il sole è sorto
che perdere mi fa la tua certezza,
e vincere non so la mia tristezza
poi che m’accorgo che quel tempo è morto.

O cameretta, dolce mia prigione
che mi avvolgesti morbida e sicura
come la buona terra avvolge il seme,

altro orizzonte ho adesso, altra visione,
ma finché il tempo e la memoria dura,
noi nel mio spirto rimarremo assieme.

Un sonetto contenuto nella raccolta Dalla cripta di Michele Mari, Einaudi.

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