Archivi del mese: aprile 2017

La verità, vi prego, sul regresso [lostendfound]

In giapponese, kegare vuol dire impuro. Per certi versi, osceno. E questa cosa – quest’oscenità – ha molto a che vedere con Google. Che c’entra Google? C’entra moltissimo. Google Maps consente la ricerca e la visualizzazione delle carte geografiche di buona parte della Terra. Permette di visualizzare ristoranti, monumenti, negozi… Tramite Street View, in particolare, è possibile reperire fotografie a 360° dei luoghi più immortalati dagli utenti. Con Google Moon e Google Mars, addirittura, si arriva a contemplare il suolo del nostro satellite, la Luna, e del quarto pianeta del nostro sistema solare, Marte. Per far funzionare questi programmi occorre riconoscere la capacità non di un ente ideale, impalpabile o chimerico, ma di qualcosa che potrebbe rivendicare un carattere di piena realtà. Un algoritmo. Ne La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, il matematico Paolo Zellini spiega che un algoritmo è un processo, cioè una sequenza di operazioni, che deve soddisfare due requisiti: (01) ogni sequenza di operazioni è già decisa in partenza; (02) la sequenza deve essere effettiva, cioè deve tendere a un risultato reale. Vale a dire? Vale a dire che le operazioni di un algoritmo comportano sia un tempo – quello necessario all’esecuzione dei calcoli – sia uno spazio – quello occupato dalla memoria di un computer. Un algoritmo, quindi, esiste tanto nello spazio quanto nel tempo. Non è una mera espressione aritmetica. Non siamo di fronte a un ente ideale, ma a qualcosa che potrebbe rivendicare un tratto di piena realtà. Ed è il suo carattere ibrido, tra astrazione (matematica) e fisicità (dei computer), che a mio avviso rende l’algoritmo particolarmente attraente. E in certi casi pericoloso. Seguitemi in Giappone, adesso.

[Continua a leggere su LOSTENDFOUND.]