Manson [RS]

Il 13 settembre scorso ho pubblicato su Rivista Studio un articolo che tentava di ripercorrere la storia di Charles Manson e della sua comune hippie, la Famiglia. Affrontavo il Caso Tate — ovvero: l’uccisione di Sharon Tate, Jay Sebring, Abigail Folger, Voytek Frykowski e Steve Parent, la notte del 9 agosto del 1969, al 10050 di Cielo Drive — e il Caso LaBianca — ovvero: l’uccisione dei coniugi Leno e Rosemary LaBianca, la notte del 10 agosto del 1969, al 3310 di Waverley Drive. L’ordine degli omicidi era stato dato da Charles Manson, mentre i delitti erano stati commessi da alcuni appartenenti alla Famiglia; in particolare: Patricia Krenwinkel, Susan Denise Atkins, Leslie Van Houten, Charles Watson, Bruce McGregor Davis e Steve Grogan. Nell’articolo, tra le altre cose, ricostruivo la vita di Charles Manson, le fasi più importanti del processo — terminato il 25 gennaio del 1970, con un verdetto di condanna a morte; abolita in California nel 1972 — e provavo ad affrontare il mistero delle ragazze; di tutte quelle ragazze che a un certo punto della loro esistenza, quando, evidentemente, erano più sole e vulnerabili, incrociavano i passi di questo oscuro, misterioso individuo. L’articolo nella sua prima versione contava poco più di trentaseimila caratteri ed è stato accorciato per esigenze editoriali. Qui di seguito potete leggerne l’inizio nella sua versione originaria.

Vi rendete conto di chi state crocifiggendo?

Le ragazze hanno nomi inventati. Si fanno chiamare Louella Maxwell Alexandria, Manon Minette, Donna Kay Powell, Elizabeth Elaine Williamson, Linda Baldwin, Sandra Collins Pugh, Rachel Susan Morse, Mary Ann Schwarm, Cydette Perell, Dianne Bluestein, Beth Tracy, Sherry Andrews. Vogliono dimenticare il passato. Vogliono avere una mente libera. Sono giovani, di bell’aspetto, in rottura con ogni forma di autorità. Hanno un sacco di cose da odiare e cercano disperatamente qualcosa in cui credere. A un certo punto della loro vita è sembrato che tutte — come per effetto di uno strano incantesimo, oppure di una stregoneria — si trovassero a girovagare per le strade di San Francisco. Per conoscere un uomo. Un certo Charlie. “Charlie è l’unica persona che abbia mai incontrato su questa terra che sia un uomo completo. Non ha mai accettato parole arroganti da una donna. Non si lascia convincere a fare qualcosa da una donna. È un vero uomo”. “Charlie cambia ogni secondo. Può diventare qualsiasi cosa voglia. Può assumere qualsiasi espressione voglia in qualsiasi momento”. “Una volta ero nel deserto e ho visto Charlie raccogliere un uccello morto da terra. E poi ho visto Charlie soffiare sopra le ali dell’uccello e ho visto l’uccello volare via”. “Una sera Charlie mi ha chiesto se avevo mai fatto l’amore con mio padre. Io l’ho guardato e quasi sorridendo ho risposto: No. E lui mi ha detto: Ti sei mai immaginata di fare l’amore con tuo padre? Io ho risposto: Sì. E lui mi ha detto: Bene, adesso, quando facciamo l’amore, immaginati che io sia tuo padre. Io l’ho fatto, ed è stata un’esperienza meravigliosa. Charlie mi ha dato la fiducia in me stessa necessaria per potermi riconoscere come una donna”. Charlie è Charles Manson. Il controllo che Charles Manson esercita su queste ragazze non passa attraverso la somministrazione di sostanze psicotrope (come si potrebbe erroneamente credere), ma attraverso il sesso. Charlie riduce a brandelli gli ultimi scampoli della moralità di queste ragazze: infrange i loro tabù, vanifica l’effetto dei loro freni inibitori. Riesce, alla fine, ad avere la meglio sulla loro forza di volontà. Riesce a comandarle. Riesce a farle uccidere.

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