dicembre

Nel saggio I fumetti nella vita di un uomo (1998), Geoff Dyer spiega per quale motivo a distanza di tanti anni ancora ricorda — e “con chiarezza quasi assoluta” — qual è stata la prima storia Marvel che ha letto: Il sinistro Shocker, il numero 46 di Spider-Man pubblicato nel marzo del 1967. Gli elementi che si impressero in maniera tanto indelebile nella sua mente — Dyer, all’epoca, aveva otto anni — furono diversi. Le spericolate acrobazie del tessiragnatele, impegnato a combattere i propri nemici in una foresta di cemento e acciaio, ebbero una sicura importanza. Come pure non passò inosservato l’impegno profuso nel tenere nascosta la propria identità agli occhi della Zia May, della fidanzata Mary Jane e degli amici/nemici Henry Osborn e Flash Thompson. Tuttavia, a conquistare Dyer definitivamente fu il fatto che le storie di Spider-Man, al contrario di quelle di Superman o di Batman, fossero ambientate in un mondo reale, e il linguaggio dei personaggi, che Dyer definisce “marvelese” (“Visto che non puoi scatenare la bufera con quell’ala steccata, passerei la mano finché non resto a corto di monete”, dice in una vignetta Mary Jane riferendosi al braccio ferito di Peter, il quale l’ha appena invitata ad andare a mangiare un gelato). Molti degli elementi del paesaggio di Manhattan — gli idranti agli angoli delle strade, le scale antincendio sulle facciate delle palazzi, le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana sui tetti, e, ovviamente, i grattacieli che svettano inarrestabili verso il cielo — rendevano mitiche le gesta dell’“amichevole Uomo Ragno di quartiere” perché impossibili da realizzare tra gli edifici bassi e ospitali di Cheltenham, nel Midwest del Regno Unito, dove Dyer era nato e cresciuto. Ma Dyer riconosce un altro paio di meriti, piuttosto importanti, alla Marvel. Quando, molti anni più tardi, si ritrovò a scrivere un proprio “on the road”, andando alla ricerca delle storie di giganti del jazz come Duke Ellington, Chet Baker, Thelonious Monk da inserire all’interno di ciò che sarebbe poi diventato Natura morta con custodia di sax, Dyer si dimostrò assai abile nel destreggiarsi tra i vicoli più pericolosi e i locali più malfamati della Grande Mela; questo perché, molto semplicemente, aveva già avuto modo di conoscerli leggendo le avventure di Spider-Man. E quando negli anni Sessanta la controcultura psichedelica toccò uno dei suoi vertici — i Beatles omaggiavano l’LSD con Lucy in the Sky with Diamonds; il libro di Timothy Leary, L’Esperienza psichedelica, invitava gli esseri umani a evolversi grazie alle sostanze psicoattive; e Aldous Huxley, l’autore de Il mondo nuovo, diventava una figura di riferimento sempre più importante all’interno delle comuni hippie —, la Zona Negativa, l’universo parallelo scoperto da Reed Richards, il Mister Fantastic dei Fantastici Quattro, bene avrebbe rappresentato lo smarrimento psicotropo in cui stavano annegando le menti dei giovani americani.

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